
Comune di nascita: San Valentino Torio (Sa)
Comune di residenza: Salerno
Studi: Sarno (Media inf. Liceo classico); Napoli (studi magistrali); Salerno (studi universitari);
Napoli (completamento studi).
Esperienze lavorative:docente di didattica e psicologia evolutiva inst. superiori; docente di lettere ist. superiori; docente di pedagagia e sociologia di gruppo presso Ospedale Tortora in Pagani; Direttore di corsi di Pedagogia speciale, metodi:Decroly e Froebel; Direttore Corsi ministeriali di formazione informatica e tecniche della comunicazione; Redattore capo della rivista di lettere ed arti di Salerno "Verso il 2000"; attività giornalistica (critica d'arte e letteraria) su giornali periodici. Attualmente, commediografo ed Editore/Direttore responsabile della rivista virtuale di Salerno di lettere ed arti "Andropos in the world".
Pubblicazioni: di poesia, teatro, prosa, storiografia, estetica morale, psicologia e critica d'arte.
Premi: nazionali ed internazionali, come il primo premio per la prosa a Melbourne (Austr.) 2009.
Onorificenze: membro dell'Accademia delle Scienze di Roma; dell'Accademia Tommaso Campanella; dellAcc. Pro Pace Gentium; Dio Pan per la letteratura. Profilo critico:
La
poesia di Franco Pastore non monotematica, né monocorde, trascorsa da una esile
vena di nostalgia, è un rarefatto involucro che contiene, ma non circoscrive,
urgenze intime, risonanze dell’animo, elitari trasalimenti in esiti poetici a
volte in crescendo, a volte in quegli evanescenti ripiegamenti d’intimità
socchiusa. Una malinconia frale, dolcissima, quasi incantata, senza imbozzolanti
recinti solipsistici, senza avvitamenti nell’aridità razionale del rimpianto,
cifra le liriche della raccolta “Il profumo d’Ermione”, che sono voce e
dimensione dell’animo in un linguaggio poetico fluido, conciso, essenziale,
che, spesso, si aggruma e si sfalda in atmosfere, ovattate, affatanti,
sussultanti, cullate da una musica, lieve.
Walter
Pater aveva affermato che una poesia lontana dall’accentuazione musicale, non è
mai vera. La poesia è musica, non è musicale, sosteneva Giorgio Caproni, la
poesia è quella musica che produce conoscenza, recita un vecchio detto indiano.
La poesia è ricerca di verità, affermava, con sicurezza, Umberto Saba. Franco
Pastore non contraddice queste nette affermazioni. Il suo verso, nudato da
leziosità, da sovrabbondanze, da risoluzioni e ciarpame puramente esornativi,
senza ossessionanti, deprimenti melodismi, senza scadimenti nella tediosa
ripetitività della nenia, affida alla tenerezza di un racconto con frastagli di
suoni, di ricordi dolcissimi, il suo racconto dell’anima, la sua ricerca di
verità autentiche.
Alcuni
critici fanno risalire a Leopardi, con il suo verso asciutto, scarno, nudo e
pur tanto suggestivo, la nascita della poesia moderna. In particolare si fa
esplicito riferimento alla sua ricerca di musicalità tramite l’assonanza.
Certamente essi non sono lontani dal vero. Saba aveva rinvenuto nel verso, “e
chiaro nella valle il fiume appare” (La quiete dopo la tempesta) il più bel
verso della poesia universale. Forse aveva esagerato e forse, no.
Anche
la poesia di Franco Pastore sposa l’assonanza. Ma essa è personalissima. Ha una
precisa cifra identitaria. L’impianto non è mai descrittivo. Ma non è
minimalista. Il fitto, incalzante confidenziale colloquio tra ragione e
sentimento si risolve in una chiarissima vittoria delle ragioni del cuore.
L’introspezione psicologica si manteca all’incanto, all’estasi, al sogno di
sognare, si addensa e svapora in un altalenante rincorrersi di fermenti e
fremiti interiori e di impressioni sensoriali. In un linguaggio poetico di
avvitante potenza suggestiva, oltre, tanto oltre i supporti e le suggestioni
tecniche, che tanto spesso depotenzia e annulla, Franco Pastore ci tracima in
un mondo d’incanto, di sogno, di pene, di derelizioni, di stordenti accensioni,
di tremori, bagliori, brividi, ardori, sospiri. Ci tracima oltre la terrestrità
atra, insipiente, bara, prevaricatrice; ci tracima in un fascinoso viaggio, nei
mondi dell’anima in quelle suggestioni ove si possono rinvenire le voci del
silenzio, il sentimento del perduto, le sensibilità essenziali, l’anima segreta
del mondo: le suggestioni della poesia vera. Oltre tanto oltre la solitudine,
l’inettitudine dello spirito.
Luigi Crescibene

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